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Mat 2019. Coscienza dell’Uomo – Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto

Attorno a noi

Oliviero Toscani | Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto. 

Palazzo Viceconte, Via San Polito 7- Matera 

Dal 8 luglio al 29 luglio| 10:30-12:30 16:30-19:30 | Ingresso libero 

Dopo l’apertura il 4 luglio con Questo è Il Sud, e la presentazione della mostra I Believe, Coscienza dell’Uomo entra nel vivo della sua programmazione e prosegue con un atteso terzo appuntamento.

L’8 luglio è stata inaugurata l’attesa mostra di Oliviero Toscani “Oliviero Toscani, don Milani, la scuola di Barbiana e il Sessantotto”.

Un titolo scritto appositamente per evidenziare l’originalità del progetto che non si limita ad essere una esposizione di immagini, seppur straordinarie, ma vuole indurre alla riflessione attraverso fotografie che, ben diverse e ben lontane tra loro, parlano la stessa lingua e scrivono la stessa storia. Rivoluzione, sovversione, rifiuto degli schemi, tentativo di ribaltare il sistema. Questo è stato il ’68 in Italia, e questo, si può dire, è stata l’opera di Oliviero Toscani nel campo della fotografia nazionale ed internazionale. Un ’68. Da sempre attento scrutatore della realtà, Toscani non ha mai mancato di puntare l’obiettivo fotografico su brucianti questioni di attualità, con l’intento non solo di testimoniarne l’esistenza ma di smuovere le coscienze, alimentare il dibattito sociale, contribuire a cambiare, se possibile, qualcosa di sbagliato. Era il 1963 quando, giovanissimo, salì sui monti del Mugello per conoscere la scuola di Barbiana e don Lorenzo Milani. In una canonica isolata, senza luce, acqua, senza comodità alcuna, si stava facendo una rivoluzione a colpi di carta, penna, libri e dialogo. La scuola per tutti, questo era per don Milani l’obiettivo. Impensabile considerare l’istruzione privilegio per pochi, per benestanti. Perché istruzione vuol dire futuro, libertà, opportunità per fuggire a sottomissione e servaggio. E Toscani partecipa al progetto di don Milani, offrendo lezioni di fotografia ai giovani allievi. 

Fu in quell’occasione che scattò le foto che compongono la mostra. Bianco e nero, nessuna posa, solo scatti dal vero a testimonianza di una realtà che generava non pochi malumori nella società ipocrita e classista dell’epoca, che don Milani ha affrontato a muso duro in una lotta contro il sistema culminata nel libro “Lettera ad una professoressa” del maggio 1967. Morirà il mese dopo. Del suo coraggio rimane così un libro, ma anche il reportage di Oliviero Toscani che fin da giovane mostra la sua filosofia fotografica. 

È un “testimone del suo tempo”, Toscani, un uomo che osserva la realtà che lo circonda, si indigna, prende posizione, solletica l’opinione pubblica e si impegna, con le sue fotografie, a mettere in evidenza contraddizioni, ipocrisie e ingiustizie, ieri come oggi.  

Da don Milani a Isabelle Caro, il passo è breve. 1963- 2007, gli anni trascorsi sono ben 44, eppure nelle intenzioni di Toscani il tempo non è passato affatto. Il corpo nudo, leggero, quasi invisibile della modella francese uscì 12 anni fa sui cartelloni pubblicitari di un marchio di moda, Nolita, e fu subito scandalo. Patrocinata dal Ministero della Sanità, la campagna pubblicitaria, firmata Toscani, attirò non poche critiche dall’opinione pubblica e fu addirittura censurata dal comune di Milano che ordinò la rimozione dei manifesti. Perché tanto clamore? Perché sbattere in faccia l’ipocrisia del mondo moderno fu un gesto azzardato, e, dunque, condannato. 

Ha osato, Oliviero Toscani, mettersi contro la pubblicità, la televisione, il mondo dello spettacolo, le politiche delle apparenze e lo ha fatto con una semplicità disarmante quanto fastidiosa. Usando cioè, lo strumento principe del sistema. Una foto per la moda. Cosa poteva esserci di più irriverente? Non c’è stato bisogno di fantasia, bastava osservare la realtà. Quella magrezza dietro le quinte delle sfilate non aveva la bellezza della moda, ma la tristezza della morte. Fotografarla era un tentativo di scuotere le coscienze, di spingere a un cambio di rotta. Ci provò, ma quella censura e quelle critiche dimostrarono che l’Italia non era ancora pronta, neppure nel nuovo secolo, alla verità. “Ancora oggi Milano è in ritardo rispetto ad altre città europee e forse questa è la ragione della rimozione. Moriranno eleganti, a Milano. Moriranno magri, anoressici, ma eleganti. È una città che ha paura. Una città che non ha più la generosità di una volta. Una città seduta, una città cattiva. Una città razzista, che non riesce a risolvere i problemi moderni come tutte le grandi città. Ci conoscono per le borse e le scarpe, che sono prodotti da terzo mondo, non ci conoscono per i prodotti dell’ingegno“. Così parlerà Oliviero Toscani all’indomani di quelle polemiche. Eppure, insieme ai benpensanti e agli ipocriti, a chi crede che provare a fare critica sia soltanto esibizionismo, c’è chi si mette dalla parte di gente come lui perché si sente un po’ come lui. 

È per questo che Francesco Mazza, insieme al direttore artistico Maurizio Rebuzzini, ha voluto fortemente il noto reporter all’interno di Coscienza dell’Uomo. In un progetto fotografico nato con l’obiettivo di accendere un dibattito critico intorno all’uomo e a ciò che lo circonda, non poteva infatti mancare l’opera del fotografo milanese, sempre attenta ai temi sociali, sempre pronta ad accendere il faro su questioni anche scomode, sempre incurante dell’accettazione da parte del sistema. E la singolare operazione messa in scena a Matera, dove le immagini di don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi si affiancano a quella di Isabelle Caro, forse la foto più rappresentativa dell’opera di Toscani secondo Mazza, è proprio un tentativo di evidenziare non tanto il talento, quanto la sua capacità di essere umano. Non c’è spettacolo, nulla di stupefacente, l’obiettivo è, sopra ogni cosa, indurre alla riflessione. “Non avevo mai pensato di accostare don Lorenzo Milani alla foto della modella anoressica- ha osservato Toscani intervenuto telefonicamente per salutare i presenti alla mostra- ma l’idea di Francesco Mazza mi ha intrigato, perché queste foto rappresentano i due estremi di una stessa società”. 

Un’esigenza per Mazza per mettere in evidenza l’altro volto del fotografo che da sempre ha spaccato l’opinione pubblica in sostenitori e detrattori proprio per quel suo talento di fuggire dai cliché, di schierarsi dalla parte dei deboli, di approcciarsi alla fotografia non con effimero obiettivo estetico, ma con deciso impegno etico. Ed etica, oggi, vuol dire anche denuncia, contestazione, coraggio. 



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